di Dario e Giusy
Con profonda commozione e riconoscenza, la comunità si stringe attorno alla memoria di don Giovanni Folci, dando avvio alle celebrazioni dell’Anno Centenario della sua fondazione, luminosa testimonianza di una fede operosa e di una carità senza confini.
A un secolo dalla nascita di quell’opera che egli stesso ha voluto come risposta evangelica al dolore e alla miseria umana, si rinnova la gratitudine per un’eredità spirituale che continua a parlare al cuore del nostro tempo.
Nel contemplare la figura di don Folci, non si può non restare colpiti dalla sua visione profetica, che seppe scorgere nella sofferenza non la fine, ma l’inizio di una nuova forma di speranza. Nei suoi scritti — intessuti di fede ardente e di profonda umanità — egli ricordava: «Il Signore mi ha fatto comprendere che la croce non è peso, ma scala che conduce al cielo; non condanna, ma partecipazione al mistero della redenzione».
Parole che, a distanza di decenni, mantengono intatta la loro forza spirituale e la loro capacità di illuminare i cammini della vita cristiana.
La fondazione di don Folci è nata, infatti, non come semplice istituzione assistenziale, ma come segno concreto di un amore che si fa servizio. Egli stesso scriveva: «Ogni atto, anche il più umile, se compiuto per amore, diviene parte dell’offerta redentrice di Cristo».
In queste righe si condensa il suo carisma più autentico: quello di un sacerdote che fece della carità una liturgia quotidiana, del servizio un altare, della compassione una via di santità .
I festeggiamenti si aprono nel segno della fede, con la celebrazione solenne dell’Eucaristia nel Santuario di Valle, luogo santo voluto e ideato da don Folci come dimora di preghiera e di speranza.
L’Eucaristia — il cui significato più profondo è ringraziamento — diviene, in questo Anno Folciano, il gesto con cui l’intera comunità eleva la propria lode a Dio, per il dono del carisma affidato al venerabile fondatore.
In essa, la comunità riconosce il cuore vivo di tutto ciò che don Folci ha insegnato e testimoniato: l’amore di Cristo che si dona, che salva, che trasfigura il mondo attraverso la carità vissuta e operosa, segno concreto di un Vangelo che continua a farsi carne nella storia.
Così, attorno all’altare, si intrecciano memoria e gratitudine, passato e presente, in un unico canto di lode che apre questo Anno di grazia.
Oggi, nell’apertura di questo anno centenario, le celebrazioni non si limitano a ricordare un passato glorioso, ma desiderano rinnovare il carisma fondativo alla luce delle sfide del presente.
A rendere possibile questo Anno di grazia e di memoria hanno contribuito numerosi volontari provenienti da ogni parte del mondo — dal Sud America all’Asia, passando per l’Africa, insieme a tanti uomini e donne d’Italia — che con generosità , dedizione e spirito di servizio hanno donato tempo, energie e competenze per preparare ogni momento di questa commemorazione.
Il loro impegno silenzioso e fervente è testimonianza viva di quella stessa carità operosa che fu il cuore pulsante della missione di don Folci: una carità che unisce, che costruisce, che trasforma il ricordo in atto d’amore concreto.
Nel suo testamento spirituale, egli annotava con semplicità e grandezza: «Solo l’amore fonda ciò che resta».
E forse è proprio questo l’insegnamento più alto che il centenario ci consegna: la certezza che le opere nate dall’amore non conoscono tramonto, ma continuano a irradiare luce e speranza, generazione dopo generazione.


