L’Opera a S. Caterina …

dalla Cronaca di Suor Maria della SS. Trinità 25 Marzo 1935 …

Il Rev. Padre e il Rev. Don Carlo si recano a Bormio per diversi impegni e si spingeranno pure a S. Caterina. Come sembra lontana quella casa perduta nelle nevi! 11 Giugno 1935 Si incomincia a pensare a S. Caterina, anzi oggi la Sorella Maggiore e un’altra Sorella sono salite fin lassù per ordinare ancora qualche lavoretto da farsi in precedenza all’arrivo della Comunità. 1 Luglio 1935 oggi è giorno di grandi preparativi. Si deve partire domani per Santa Caterina e quando la famiglia è piuttosto numerosa il bagaglio non manca. Così si vedono comparire involti multicolori, ceste, cassetti, oggetti svariatissimi che devono trovare posto sulla corriera. Sembra incredibile che pur non avendo, le molte toilette delle Signore che vanno in campagna, ci sia tutta quella roba, ma Santa Caterina è cacciata lassù, in alto, sotto le stelle e bisogna equipaggiarsi per una stagione invernale anche se qui il caldo fa liquefare. Com’è buono il Signore! Anche il fresco vuol dare alle sue spose. 3 Luglio 1935 Eccoci a Santa Caterina. Quest’anno è già ben popolata di villeggianti ma ci stiamo anche noi e la pineta amica ci offre le sue ombre profumate, senza che il mondo dissipi l’incanto dei giorni appena passati. Naturalmente c’è un po’ di traffico per il riordino e si deve allestire la casetta del… vaticano che dopo le riparazioni è diventata molto comoda e bella, ma l’aria fresca sembra ridonare ad un tratto le energie, il lavoro non costa. La Cappellina pure si presenta bene, è stato ritoccato l’altare, ed ora Gesù prenderà definitivo possesso, pur essendovi già sceso parecchie volte quest’anno, nella celebrazione del Santo Sacrificio da parte del Signor Prevosto di Valfurva, che sta riparando la Chiesa di Santa Caterina. 5 Luglio 1935 l’Opera a Santa Caterina vuole e deve essere un vero Cenacolo un’oasi di riposo e di fervore per Santi Sacerdoti e chierici, una vera cittadella Sacerdotale. Tutto questo per illuminare la via ai poveri ciechi del gran mondo, per dar loro la sensazione di una felicità vera, profonda, duratura che essi non possono trovare, pur essendone tanto avidi. 7 Luglio 1935 La Cappella dell’Opera funziona da Chiesa parrocchiale per tutti gli abitanti di S. Caterina ed è gremita anche la sala antistante la Cappella. 21 Luglio 1935 Oggi sì inaugura la chiesa di S. Caterina che è diventata veramente graziosa, ora i Sig.ri Villeggianti affluiranno ad essa2 Agosto 1935 – Primo Venerdì del mese Questo primo giorno di vacanza a S. Caterina si inizia colla adorazione. Com’è bello, sembra che anche Gesù goda di vederli raccolti nella loro grande famiglia per adorarlo e risuonano subito i tanti dei piccoli nella Cappellina ormai al completo. 7 Luglio 1936 Siamo a S. Caterina, quel caro e lungo viaggio pesa ancora un po’ sulle nostre spalle. Ottocento lire per una corriera di 25 posti. Se fosse stato possibile venire a piedi! Ma pazienza la S.S. Provvidenza che ha tutto disposto ci manderà gli aiuti. Siamo stati accolti da un bel sole caldo e da una bella arietta fresca che ci hanno sussurrato, col loro linguaggio misterioso che eravamo le benvenute, che erano felici di rivederci e che avevano fatto sbocciare mille fiorellini tutti per noi, o meglio, per il nostro Gesù. Saluto gradito e non turbato dalla parola umana, non sempre veritiera. La casa ci appare ancora uguale anche la visitina dei ladri di questo inverno non ha fatto il vuoto altro che nella botte del vino e allora si penserà a evitare tanta fatica lasciando vuote le botte noi. Di nuovo appare invece il bel cortile dei ragazzi e la sala e il porticato sotto il bar. Sono riusciti proprio bene e si pensa con gioia di poter rendere gaia la ricreazione dei ragazzi anche nei giorni piovosi o freddi. Anche Gesù è sceso nel suo vecchio Tabernacolo per riscaldare la nostra anima e sebbene la Cappellina non abbia proprio niente di bello, si è tutta illuminata dal gran sole che rinserra e accanto a Gesù ci si sente proprio contente e coraggiose. 5 Agosto 1936 Eccoli a S. Caterina i nostri figliuoli, sono pochi, una ventina, coi nuovi, ma bastano per ora e si godono con vera gioia queste belle montagne. I vecchi le riconoscono e pensano alle belle gite da fare. Si, cari figliuoli, salite, salite sempre e siano le vette la vostra attrazione e siano le bellezze del Cielo la vostra meta. Quasi per invitarli a… salire anche dormendo sono stati ospitati dal grande dormitorio superiore (sotto il tetto) ma è tanto bello, spazioso, pulito che può essere invidiato da tanti istituti non di montagna. I ragazzi sono felici e doppiamente felici di fare anche in questo modo opera di apostolato. Il loro dormitorio viene preparato per i Giovani Cattolici che devono adunarsi qui a S. Caterina e più precisamente, qui da noi, per la loro settimana di studio sull’Azione Cattolica. Così ha voluto Sua Eccellenza nonostante le nostre poco benevoli accoglienze ad una simile proposta. Ma bisogna obbedire e si diventerà cuoche provette all’occorrenza e l’Opera farà miracoli per ospitare tutti. Intanto viene praticata una apertura nel lavatoio dei ragazzi per dar adito ad una scaletta che immette nei due dormitori superiori senza violare la clausura conventuale delle Ancelle. 27 Giugno 1937 Riappaiono in qualche angolo della casa, cataste di coperte e di bagagli d’ogni genere; si vede che la partenza per S. Caterina è vicina! 30 Giugno 1937 Ed eccolo il minuscolo popolo Ebreo di Valle che trasporta le sue tende a S. Caterina. Il nostro deserto però, è molto bello e ricco di fonti e di alberi ombrosi, così non ci occorre la verga di Mosè e neppure la nube lucida ci occorre soltanto la serena costanza dell’attesa operosa. Ed eccoci infatti a utilizzare tutti gli spazi dall’Arca che ci deve trasportare a S. Caterina, ma come al solito non è possibile caricare tutto e qualcuno resta a Valle per risalirepiù tardi. Si arriva felicemente, attesissimi, da gruppetto di Ancelle e di bambini che ci hanno preceduto. In Cappellina anche Gesù attende i suoi piccoli adoratori e la casa si popola e si scambiano mille domande, mille esclamazioni. Qui fa freddo! E le coperte e le trappunte diventano gli oggetti preziosi della casa. I ragazzi sono felici e pregustano le belle ascensioni, forse anche colla grammatica latina sotto il braccio. 10 Settembre 1937 I bagagli sono pronti, le corriere sbuffano sulla strada aspettando i piccoli ospiti che salutano con gioia e forse anche con rimpianto le care montagne, il Frodolfo, la casa. Il tempo è imbronciato, vedendo che proprio era fissata la partenza, si è messo a piangere, ma caro sole, ti aspettiamo a Valle e poi vedi, la casa di S. Caterina quest’anno non si chiude definitivamente, resta anche Gesù nella cara Cappellina, dunque torna pure sereno da rallegrare i solitari ospiti di questi giorni. Come al solito a Bormio è stato fatto il trasloco di tutto il nostro seguito, sulla grande corriera che non può salire a S. Caterina, perché la strada è troppo stretta e certo, abbiamo offerto un numero di varietà ai signori che assistevano curiosi al nostro mercato zingaresco, ma quest’anno il bagaglio era molto ridotto e si fece presto, poi si partì per giungere in breve a Lovero dove ci attendeva un dolce carico di mele. 27 Giugno 1938 Sbuffa il grande autobus che deve portare tutta la brigata in Valfurva e compaiono i più svariati bagagli; certo i nostri bauli lasciano un po’ a desiderare, ma per tutta quella variopinta catasta di coperte, ce ne vorrebbero di bauli, così non ci si pensa neppure e i bei rotoli di trapunte e di coperte mostrano tutta la miriade dei colori più festosi. “Baraccone di zingari” dice il Rev. Padre e certo non ispira troppo, una simile carovana, ma la colpa è di quella neve sempre candida sulle belle montagne di S. Caterina, che manda a valle un’arietta, certo non molto simile a quella che spira in questi giorni afosi, quaggiù. 16 Agosto 1938 Si attende Sua Eccellenza Monsignor Vescovo nostro. Deve salire per Consacrare la Chiesa di S. Caterina sarà nostro graditissimo ospite per alcuni giorni. La piazza di S. Caterina è tutta pavesata a festa; anche i ragazzi nostri si prestarono con slancio ad ornare la via che conduce alla Chiesa e si prepara una discreta illuminazione alla veneziana per questa sera. Sua Eccellenza arriva verso le 7 e fa il suo ingresso in chiesa per deporvi la sacre reliquie poi accompagnato da uno stuolo di Sig.ri Villeggianti viene a casa nostra, o meglio a casa sua, sentiamo bene che Sua Eccellenza ci considera come la sua famiglia e ne siamo tanto felici. Quest’anno però i Sig.ri Villeggianti sembrano animati da una profonda e riverente deferenza verso Monsignor Vescovo e insistono per averlo con loro al Grand Hotel, ma Sua Eccellenza vuol osservare scrupolosamente i riti liturgici e questa sera si dispone col santo digiuno, rimandando alla dimane il pranzo al Grand Hotel. Anche il Rev. Padre vi è invitato e anche a lui sono riservate quest’anno cortesie insperate. 17 Agosto 1938 Sua Ecc.za Mons. Vescovo consacra la Chiesa di S. Caterina accompagnato dai nostri Sacerdoti dai ragazzi nostri Sua Eccellenza procede alla lunga solenne cerimonia. I ragazzi nostri cantano la S. Messa. Il Sig.r Parroco Don Mario Bonomi è in perfetto accordo col Rev. Padre ed è veramente confortante per il Rev. Padre questa situazione. Ne gode certo anche Sua Ecc.za. Mentre si svolge la funzione il Rev. Padre è impegnato per le S. Confessioni di molti Sig.ri Villeggianti che non esitano, più tardi, nell’ora del pranzo, ad affermare pubblicamente tutta la loro gioia per aver purificato l’anima ed averla orientata bene, secondo i consigli del prezioso confessore. A mezzogiorno Sua Eccellenza, il Rev. Padre e qualche altro Sacerdote, ospite nostro, si recano al Grand Hotel dove sono fatti segno alla più viva simpatia. Nel pomeriggio Sua Eccellenza riceve, nel suo appartamentino, i Signori che sollecitano una Sua udienza e poi nella serata è nuovamente reclamato coi suoi Sacerdoti a S: Caterina per la Solenne benedizione e per la cena ancora al Grand Hotel. Bello questo affiatamento coi Sacerdoti, bella questa insistenza per averne la loro compagnia. Veramente quest’anno c’è un’aria più respirabile a S. Caterina pur essendoci ancora della diffidenza da parte di molti. C’è poi il Sig.r Podestà, persona rispettabilissima che sembra molto ben intenzionato a proteggere gli interessi dell’Opera. Deo gratias. 30 Agosto 1938 Gli ospiti partono, l’aria si fa fresca e la fine pioggerella non permette di uscire, ma si aspettano ancora i giorni belli che, di solito S. Caterina vuol offrire ai suoi fedeli abitatori dell’ultima ora e noi aspettiamo pazienti per goderci in perfetta libertà la montagna. Le Sorelle, non curanti dell’umidore dei prati, sanno cogliere il momento adatto per fare il loro giro di fortuna nella ricerca dei funghi e ritornano col loro discreto raccolto e un appetito formidabile. Tutto serve a ritemprare le forze fisiche e morali. 20 Giugno 1939 Un piccolo drappello parte per S. Caterina. E’ l’avanguardia che va a preparare il nido tepido per i molti uccelletti che saliranno fra breve. 27 giugno 1939 Quest’anno tutti i ragazzi salgono per le vacanze in montagna; ritorneranno poi in settembre alla proprie famiglie. Il Rev. Padre accompagna la comitiva e la sua macchina è in testa, ma sempre in vista della seconda che porta un carico più forte di bagagli- abbiamo la fortuna di non trasbordare a Bormio, così si arriva verso mezzogiorno a S. Caterina. Il tempo è bello, le montagne sono bianche e un’arietta frizzante ci ricorda che siamo saliti senza fare nessuna fatica alla bella altezza di 1730 metri. I Ragazzi che non avevano mai visto queste belle montagne non finivano di ammirare le cascate, i paesini alpestri, le belle pinete i prati fioriti. Si sta sfalciando adesso il maggengo in molti posti, ma quassù c’è tempo ancora. I prati tempestati di margheritine dicono che la primavere è appena giunta a svegliare il silenzio grande di questo bell’angolino. Anche gli alberghi aprono appena adesso timidamente le loro finestre, ma è presto e ci sentiamo padroni noi della strada e delle pinete, quando verranno i villeggianti ci ritireremo un po’ ma sono tanto ampie le pinete che avranno sempre l’angolino più bello per i vispi aspirantini, amici fedeli e apprezzatori più spontanei delle vere bellezze della natura. 2 Luglio 1939 Si inizia il secondo corso di S. Esercizi. Vi partecipano 18 Sorelle comprese quelle di Como. Nella fresca arietta di S. Caterina, nella grande pace di queste belle montagne, l’anima saprà trovare il suo dolce riposo ai piedi di Gesù. 15 Luglio 1939Ci sono molti ospiti. Quest’anno non si perde tempo a S. Caterina ci sono una sessantina di ragazzi una ventina e più di Sacerdoti e chierici poi ci sono in vista numerose carovane che pernotteranno in casa nostra una o due notti e bisogna preparare un letto caldo per tutti. Al grande Hotel di S. Caterina c’è un grande personaggio Ecclesiastico che vuol serbare l’incognito, ma gusta e ricerca la compagnia dei nostri Sacerdoti. Questa mattina i nostri figliuoli e alcune suore lo incontrarono e furono colpiti dal grande sorriso di bontà che accompagnò il saluto che rendeva ai ragazzi. Ha tutta l’aria di essere un Vescovo o un Cardinale. I ragazzi istintivamente volevano dargli dell’Eccellenza ma desidera serbare il segreto sulla sua identità e noi lo rispettiamo. 31 Luglio 1939 Ieri sera Sua Eccellenza Monsignor Orsenigo ha celebrato in Cappella nostra con tutto il cerimoniale proprio del suo grado, rivelandosi così, definitivamente agli ospiti del Grand Hotel, invitati a partecipare alla funzione religiosa in casa nostra. Ebbe poi parole molto lusinghiere per i ragazzi, per il loro modo di pregare e definì la Casa Dio mi Vede di S. Caterina “Casa della preghiera” Casa benedetta da Dio. 7 Agosto 1939 Quest’anno l’operosità delle Ancelle a S. Caterina è stata molto attiva e varia. Oltre le ripetizioni scolastiche e l’assistenza ai numerosi aspiranti e ai Chierici, e tutto l’impegno per i numerosi ospiti, si aggiunge una vera campagna agricola. La falciatura del fieno nei prati dell’opera, la raccolta di legna nei boschi vicini e lontani, avendo comperato parecchie piantone il Rev. Padre. La raccolta dei funghi, dei mirtilli e quant’altro la montagna regala di erbe aromatiche e medicinali. Insomma un’attività senza posa eppur tanto divertente, anche se talvolta richiedeva l’impiego di non indifferenti forze fisiche, come per la falciatura del fieno nei molti prati. Anche i ragazzi hanno prestato il loro aiuto festoso poiché andavano a ruba i sacchi di fieno ed era una gioia spanderlo nel fienile, come pure li divertiva un mondo trasportare discreti tronche d’albero, spaccare la legna, formare fascetti, raccogliere le coche dei pini, servire i Reverendi a tavola colla serietà e la compitezza di veri camerieri, senza contare che diventava fonte di….tante invidie poter servire più S. Messe in un sol giorno e aiutare in qualche faccenduola la sorella Sagrestana. Questa giovialità, questa prontezza al lavoro e forse anche al sacrifizio di saper rinunciare al gioco, senza il minimo ripiegamento, senza il più innocente risentimento è stata la nota caratteristica di quest’anno e fu anche rimarcata con viva compiacenza dai Reverendi ospiti frutto dell’educazione? Frutto dell’amor di Dio! Lavorare per il Signore è tanto bello ed è tanto leggiero. Tutto posso in colui che mi conforta… 1 Luglio 1941 Da cinque giorni ormai siamo a S. Caterina e ci sentiamo veramente a nostro bell’agio, perché c’è poca gente. Gli alberghi sono ancora chiusi, non c’è nessun mezzo di comunicazione che ingombri la via, tranne i pochi cavallini che tirano il carretto, c’è gran silenzio intorno e le voci dei fanciulli squillano sonore accompagnate dal canto sommesso del Frodolfo ricco di acqua fangosa. Il sole splende festoso e le bianche cime ci fanno corona. È pur bella questa verde conca! I cespugli dei rododendri e i prati fioriti di ranuncoli fanno pensare ad un magnifico giardino coltivato con tanta cura, ma infatti il giardiniere prodigioso è il Creatore stesso e i mille fiori che sbocciano là dove si scioglie la neve, crescono per la sola volontà sua. Oh Signore, che vuoi mostrarci queste tue meraviglie, per farti amare di più da noi, che abbiamo imparato a conoscerti, eppur non ti sappiamo forse lodare come ti lodano tutte le altre creature, come puoi sentirti pago del nostro povero cuore? Ma quassù davanti a queste imponenti bellezze ci si rende più piccini ma più tuoi, prendici adunque interamente e fa che il nostro inno di lode non sia più debole di quello delle altre tue creature. Quest’anno che si pensava fosse impossibile venire a S. Caterina, anche perché la scarsità dei mezzi di trasporto lo impediscono abbiamo già, fin dal primo giorno, due Sacerdoti ospiti e se ne attendono degli altri. Veramente, chi ama la montagna, non teme il viaggio da Bormio a S. Caterina e poiché non occorre una picozza, né una corda(!) può venire anche senza guida, così avranno anche quest’anno i nostri cari ospiti. 10 Agosto 1941 S. Caterina va popolandosi come al solito, i n quest’epoca del ferragosto e siamo costretti a vedere “il mondo” colle sue stranezze pietose. Le donne ormai non si distinguono più che per la loro leggerezza; il loro abbigliamento mascolino, la libertà del loro tratto, vorrebbero mascherare la loro identità, sopprimendo così la delicatezza e la santità della loro mansione. Anche le parole convincenti di Venerandi Sacerdoti che predicano contro la moda, sono molto male interpretate, da quelle povere anime che ne avrebbero più bisogno. Anche in Cappellina il Rev.mo Don Levati parla ai figliuoli e alle Ancelle colla sua parola ardente e bonaria di un vero Papà, ci fa il Vangelo, la Dottrina con tanto brio e chiarezza che davvero meravigliano alla sua età. É proprio vero che la loro giovinezza non tramonta mai! Si moltiplicano in questi giorni le escursioni al Cevedale, al Tresero, al Sobretta senza contare quelle minori e i nostri ragazzi pure muniti di secchi di polenta fumante vanno a imbandire la loro mensa all’ombra dei pini in faccia ai monti meravigliosi di questa conca verde e l’appetito già discreto, raddoppia, in barba alle restrizioni di questi tempi. 12 Agosto 1942 Chi oserebbe pensare un gruppo di ragazzetti e di suore alla Capanna Casati 3300. E proprio oggi una settantina e più persone, sono arrivate lassù. La meta era la Capanna Pizzini dove Don Carlo celebrò la S. Messa davanti a un scenario imponente. Il Gran Zebrù si ergeva maestoso coi suoi nevai e le sue vedrette scintillanti e Gesù splendeva al sole incalzato dalle mani del Suo Ministro. Com’è bello assistere alla S. Messa sotto la gran volta azzurra del Cielo, fra il candore delle navi e il candore delle anime! Pareva ad ogni tratto di udire realmente la voce del Padre celeste ripetere: Questi è il mio figliuolo diletto, Lui ascoltate. Oh sì vogliamo ascoltare attentamente Gesù che parla in mille modi all’anima e si mostra meraviglioso nelle imponenti bellezze della natura. Quanto è bello, quanto è ricco, quanto è potente il nostro sposo! Quale immensa gioia invade l’anima, pensando alla bellezza della nostra fede, che ci fa veder Gesù nelle sue creature e ce lo fa ospite permanente dell’anima! Dopo aver assistito alla S. Messa il gruppo degli alpinisti, con a capo Don Carlo, si misero subito in viaggio per la Capanna Casati, ma era entrata nell’anima nostra tanta forza che anche le membra sembravano agili e pronte alle più audaci imprese. Nessuno però pensava di poter salire fin lassù. Il Rev.mo Padre si avviò coi ragazzi sulla stradicciola della Casati, ma si pensava di scegliere il posto migliore per la colazione, perché l’appetito era discreto. Finito il pranzo eccoci tutti in piedi a perorare dal Padre che pure ne aveva il vivo desiderio, di salire anche noi fino alla vetta. Il Rev.mo Padre incominciò lentamente a salire seguito in fila indiana da tutti i suoi figli. Era bello, bello salire dietro al Padre, era simbolico quel viaggio fra il candore dei nevai e la bella roccia, in alto sullo sfondo azzurro del cielo appariva a tratti un figliuolo nostro che spiava il nostro cammino e misurava il tempo per venirci a ricevere in un tripudio di gioia viva e profonda al nostro arrivo. Non ci parve lungaquella salita e la gioia di poter raggiungere la vetta fece dimenticare a tutti la fatica. Lassù ci aspettavano i nostri figliuoli che ci avevano preceduti e l’incontro è proprio stato una schietta esplosione di gioia reciproca. Davanti a quell’immenso nevaio sostammo estatici a guardare. Lontano si ergeva il Cevedale e poi un’immensa catena di vette e di nevai si estendeva a perdita d’occhio. Verso la Val Cedec si apriva invece un meraviglioso ventaglio e si guardava in basso la valle che chiudeva al nostro sguardo S. Caterina. Tirava un gran vento freddo lassù, ma era infinitamente bello. Il Rev.mo Padre ci tolse l’incanto con l’ordine di scendere e si scese portando nel cuore e negli occhi la bella visione dei monti della Patria nostra. Oh Italia, Patria cara, che sei stata incoronata da dio dal più ricco diadema quanto sei bella, quanto sei preziosa ai tuoi figli che ti difendono col loro sangue. Su queste vette passò in altri tempi la guerra, tuonò il cannone e le trincee e i reticolati parlano anch’essi degli oscuri eroi che ti difesero e ti conquistarono. Ora la guerra è lontana, non risuona quassù l’eco doloroso del cannone, ma una squadra di marinai mandati a ritemprarsi in seno ai monti, ricorda a tutti l’eroiche gesta di questi gloriosi soldati di mare. Il viaggio di ritorno intercalato da canti e di preghiere ci parve breve anch’esso e quando tutti furono in casa una pioggerella lieve incominciò a scendere mentre Gesù ci benediceva dal Suo Tabernacolo e poi un acquazzone violento ci mostrò, come Gesù aveva vegliato da Padre sui suoi figli e li avesse protetti dalle intemperie per non guastare l’incanto di quel bel giorno. 7 Settembre 1943 La casa di S. Caterina si è chiusa oggi. Si temono avvenimenti gravi invasioni nemiche, persecuzioni forse…. Quello che piacerà al Signore per purificare le anime nostre. Ora la Comunità è tutta riunita e gode per breve ora la dolce intimità della famiglia. … Giornata piena di peripezie e di commozioni e speriamo anche di abbondanti grazie. La casa di S. Caterina è stata sgombrata in parte, pare che tutti gli alberghi vengano adibiti a caserme: noi l’abbiamo affidato al Sacro Cuore di Gesù, vegli Lui su tutti e su tutto. 21 Giugno 1944 Una improvvisa richiesta, o meglio, l’ordine perentorio di presentare entro poche ore le chiavi della casa di S. Caterina alle autorità militari obbligano il Rev.ᵐᵒ Padre a partire, con alcune Sorelle alla volta della Valfurva. Che ne dovranno fare? Per quali usi verrà destinata? Non si sa ma giunti a Bormio si viene a sapere che la casa dev’essere messa a disposizione di sfollati toscani. Le peripezie di quel primo viaggio a S. Caterina sono davvero gustose. Il Rev.ᵐᵒ Padre viene aggregato ad una squadra di sfollati che salgono in corriera, le sorelle invece restano a Bormio per un malinteso e riescono a raggiungere S. Caterina alle 11 e mezza di notte accompagnate da una pioggerella penetrante e fresca. 1 Luglio 1944 Contrariamente a quanto si pensava, quest’anno diventa quasi impossibile che la Comunità possa portarsi a S. Caterina. In questi giorni il Comando Tedesco ha richiesto alla casa alpina un centinaio di letti per attrezzare un padiglione ospedale a Sondalo. E rincresce perché proprio quest’anno ci era stata richiesta dal seminario Maggiore di Como l’ospitalità per una cinquantina di chierici. Come sarebbe stato bello poter offrire a questi figliuoli, prossimi alla meta, una vacanza piacevole, in un posto tanto ricco di bellezze naturali, ma soprattutto in un ambiente sano e provvidenziale per il loro spirito, già troppo dissipato per la convivenza in famiglia dove la vita mondana si infiltra e rovina inevitabilmente. Ma pazienza, non potendo prestare a questi nostri cari figliuoli spirituali le premure che ci sarebbero state doverose coll’ospitalità, intensificheremo la preghiera nostra affinché il Signore mandi tutti i suoi angeli a proteggerli a difenderli a fortificarli durante il lungo periodo delle vacanze. La casa di S. Caterina deve, in ogni caso, restare aperta e a scaglioni le sorelle e i ragazzi più bisognosi di aria montana, si succederanno, ma in numero ridotto, perché è difficilissimo l’approvvigionamento, dovendo essere portato a spalle da Bormio. La piccola comunità avrà però sempre la fortuna dell’assistenza religiosa, perché uno dei nostri Sacerdoti resterà sempre lassù. 7 Luglio 1944 La nostra casa di S. Caterina è a completa disposizione delle autorità; in questi giorni sono state richieste N°50 coperte di lana per la milizia e probabilmente sarà occupato anche uno stabile dal presidio militare. Altre coperte e lenzuola sono richieste dalle autorità comunali per militari e sfollati residenti a Uzza e si attendono le autorità tedesche per ritirare i letti. 14 Luglio 1944 È ancora S. Caterina che interessa in questo momento. Ufficiali Tedeschi si sono presentati per ritirare i letti per l’ospedale. Veramente nei giorni scorsi i camion hanno fatto numerosi viaggi per ritirare il mobiglio del Grande Hotel e credevano forse di trovare altrettanta abbondanza in casa nostra perché gli Ufficiali esigevano un centinaio di letti e, colla caratteristica gentilezza tedesca, ordinarono lo sfratto di tutti i locali. Trovarono grande povertà ma nonostante non esitarono a portar via tutto quanto c’era nei dormitori dei ragazzi con N°32 materassi di crine. Da quanto appariva non erano soddisfatti e minacciavano di portar via i letti dei militi i quali però non erano punto di quel parere. Ora la casa è spoglia e mette un senso di mestizia girare per le stanze. Ma se pensiamo alle immense distruzioni delle città, se pensiamo a tutti coloro che non hanno più niente, niente il nostro sacrifizio è ben poca cosa e per rivedere bella e gloriosa la cara Patria nostra, saremmo pronti ad altro. 30 Giugno 1945 Incominciano le avventure gustose della montagna. Le tre Sorelle coi due ragazzi trovarono a Bormio la mucca che attendeva e resistendo alle caritatevoli insistenze della buona Signora Sosio vollero partire in serata per S. Caterina. Ma quei 13 chilometri in salita non si fanno molto presto e nonostante il buon passo dei viaggiatori, si doveva mandar avanti anche il quadrupede, che non si inquietava affatto per le ombre della notte. E la notte scese lenta così che giunte alla meta si faticò non poco per aprire la casa e molto di più per aprire la stalla. Che ore erano? Doveva essere molto tardi e certamente le ore erano piccine, ma l’orologio non c’era e quindi non sarebbe suonata neppure la campana della veglia e quella era una vera fortuna. 30 Luglio 1945 La vita di S. Caterina si svolge col solito ritorno della vacanza di montagna. Ci sono le passeggiatine vere e proprie e poi ci sono le passeggiate di lavoro nelle quali ognuno torna a casa con un fascetto di legna cantando allegramente. Anche il lavoro lassù ha tutta l’aria del gioco, così riesce divertente anche il trasporto del fieno dalle baite al fienile, rotolando alcuni tratti col saccone del fieno e facendo pirolette per premerlo bene nel fienile. 8 Luglio 1946La casa presenta la speciale caratteristica di quest’epoca: fagotti, ceste, bauli, valigie, casse e poi: coperte e coperte e sacchi e ogni bene per quella s. Caterina già popolata di Sacerdoti ospiti che sentono nostalgia della chiassosa comunità nostra. Una squadra di Sorelle è già su per riordinare la casa e a giorni partirà la numerosa comitiva col relativo bagaglio. 25 Luglio 1946 A S. Caterina la vita di vacanza si svolge col ritmo giocondo che conferisce anche la bellezza del paesaggio colle sue folte pinete i suoi verdi pascoli e le superbe vette coronate di nevai perpetui, il sole poi, il bel sole che tutto rallegra sembra navigare anch’esso felicemente nel tersissimo azzurro del cielo. Quassù il caldo non si sente e tutto invita a godere di questa festa del creato. I Sacerdoti ospiti della casa sono parecchi, riprendendo la tradizione interrotta dagli anni di guerra. A riposare le energie logorate dall’assiduo lavoro dell’apostolato, a chiedere qualche giornata di sosta nel duro compito per le anime; e hanno trovato la possibilità, non solo di riparare forze fisiche, ma di ricreare, al contatto della vita spirituale dei fanciulli, le energie spirituali. Sono tornati alle loro città: Milano, Brescia, Crema, Genova a riprendere la santa fatica seguiti dal ricordo riconoscente e dalla preghiera dei fanciulli che imparano a collaborare all’attività del Sacerdote coi piccoli sacrifici della loro vita. 9-10-11-12 Agosto 1948 L’amatissimo nostro Vescovo ci ha onorato della sua permanenza nella nostra Casa Alpina. Dopo aver compiuto la Sacra Visita Pastorale nella Valle di Grosio, volle visitare le Chiesette Alpine della Valfurva, quella di S. Matteo al Passo Gavia, quella dell’albergo del Ghiacciaio dei Forni e quella di S. Caterina. Fu nostro graditissimo ospite, celebrò due mattine nella nostra Cappella e, alla sua partenza, in tutti ha lasciato l’impressione santa di un dono di Dio. 31 Agosto 1948 Il 31, dopo due mesi di montagna, i nostri ragazzi partono per il mese di vacanza in famiglia e, dopo qualche giorno, la Casa di S. Caterina chiude i suoi battenti, fino al prossimo anno, mentre nella mente del Rev. Padre maturano disegni di ampliamento e di restauro della casa. 4 Luglio 1950 Attesa è sempre la partenza per S. Caterina che rimane la meta desiderata, dopo le fatiche degli esami, d’ogni aspirantino. É certamente una grande provvidenza, questa casa in montagna, per i ragazzi e anche per le Sorelle, che lassù possono, mentre attendono ai loro uffici nel servizio degli aspiranti e dei Sacerdoti ospiti, rinnovare le proprie energie fisiche, intellettuali e spirituali, preparandole per il lavoro che le attende nel nuovo anno scolastico. Lassù le varie comunità dell’Opera si ritrovano. Per il primo mese la giornata si svolge prevalentemente tra le ampie e balsamiche pinete, con qualche puntata ai vicini ghiacciai. Nel secondo mese qualche ora di studio si aggiunge agli svaghi. 5 Luglio 1952 A gruppi ci si incammina, zaino in spalla, verso la stazione di S. Pietro; là il treno ci porta a Tirano dove i lussuosi confortevoli pullman della ditta Perego ci attendono per portare a S. Caterina ove i nostri Aspirantini trascorreranno i due mesi estivi, lassù tra il candore della neve, l’azzurro del Cielo e il verde cupo delle pinete. Grazie o signore della tua bontà. Nella seconda settimana di Luglio vennero spedite a Sua Ecc. Mons. vescovo di Como, tramite Com. Andreani Segretario di Curia, il testo delle Costituzioni delle ancelle di Gesù Crocifisso dopo le osservazioni fatte dal Consultore della s. Congregazione dei Religiosi e Revisione dei fini speciali concessi dalla stessa Sacra Congregazione in data 25 – 5 – 1952. A S. Caterina l’ospitale Casa Nostra rigurgita di Sacerdoti venuti da ogni parte d’Italia e ogni giorno sono domande rimandate. Sono prevosti, parroci e vicari; curialisti e Monsignori. Rettori e Professori di Seminari; Direttori Spirituali; e tutti a invocare che si ampli. Sua Em. il cardinale Schuster informato della vita di quassù, da uno dei Rev.mi Prevosti di Milano, ospiti del “Dio mi vede” come pure delle intenzioni di ampliamento e aggiornamento, si è compiaciuto ed ha assicurato benedizione e preghiere. E preghiera chiediamo innanzitutto, perché è la volontà di Dio che ci preme. Anche Sua Ecc. il Vescovo di Albenga è ospite a S. Caterina; si attende pure Sua Ecc. il Vescovo di Ventimiglia, di Savona e Mons. Confalonieri, Arcivescovo. 4 Luglio 1953 La carovana si muove, dopo aver mandato avanti tutte le masserizie che hanno riempito due camions! Non manca neanche la “mucca” e nemmeno gli ospiti del pollaio che a S. Caterina rendono un prezioso servizio. 6 Giugno 1956 I piccoli partono per le loro vacanze estive. A S. Caterina si portano in questi giorni il Rev. Padre con Don Mario, Don Carlo ecc per i lavori dell’acquisto dell’albergo Milano. Anche le Sorelle visitano per sistemare la nuova Casa. 1 Luglio 29 Agosto 1956 Quest’anno grosse novità a S. Caterina Valfurva. L’Opera ha acquistato l’albergo Milano e lo ha riservato esclusivamente alla villeggiatura dei Sacerdoti. Nella vecchia casa “Dio mi vede” ora possono alloggiare con maggior comodità i giovani di A.C. con i loro assistenti. (Nel periodo più laborioso del ferragosto i giovani erano 90 e i Sacerdoti 42) In conseguenza è aumentato notevolmente il lavoro per le Suore, ma esse vi si sono prodigate con grande spirito di sacrificio. La nuova casa per Sacerdoti ha avuto numerosi ospiti presenti contemporaneamente. V’è stato ospite il Vescovo di Pontremoli, S. Ecc. Mons.Fenocchio, e Sacerdoti provenienti da ogni parte d’Italia. Tutti hanno espresso la loro soddisfazione per la nuova sistemazione, per il trattamento veramente buono sotto ogni aspetto e soprattutto per i l calore spirituale, senza del quale ogni ambiente, sia pur dotato di tutto, è privo di vita. Anche i giovani di A.C. sono stati numerosi. Il gruppo di Sesto S. Giovanni, composto ormai di vecchi amici, ha animato l’ambiente. La schietta semplicità e giovialità milanese, al fondo della quale sta però una fine e soda formazione cristiana, ha rallegrato e rasserenato il soggiorno a tutti.PREGHIERA PER LA BEATIFICAZIONE DI DON FOLCI Gesù, Sacerdote Eterno, glorifica l’anima benedetta del Venerabile Sacerdote Giovanni Folci. Corona la sua vita consumata con ardore per la santificazione dei Sacerdoti, alimentando nell’Opera, da lui fondata, lo zelo per la ricerca e la cura delle vocazioni sacerdotali e la dedizione incondizionata ai sacerdoti. Ottieni, Gesù, dal Tuo cuore sacerdotale nuove vocazioni per la Chiesa e per l’Opera e concedi a me, per intercessione di don Giovanni Folci, la grazia (o le grazie) che con tanta fiducia ti chiedo. Gloria…