Il Testamento Spirituale di un Santo Sacerdote
“Fate tutto per Amore!” Queste furono le ultime parole pronunciate da Don Giovanni Folci nella sua vita terrena, il 28 marzo 1963. Un testamento spirituale che racchiude l’essenza di un’intera esistenza dedicata al servizio di Dio e alla santificazione del sacerdozio.
Dopo una giornata trascorsa a Como presso Santa Croce, dopo essere salito all’altare per l’ultima volta nel monastero di clausura della Visitazione, Don Folci tornò a Valle di Colorina. Prima di ritirarsi, volle incontrare e benedire tutte le Ancelle presenti nella Casa Madre, consegnando loro quello che sarebbe diventato il motto perenne dell’Opera: “Fate tutto per Amore!”.
L’Amore come Fondamento dell’Opera
Non erano solo parole di commiato, ma la sintesi di una vita vissuta all’insegna dell’Amore divino. Come scrive lo stesso Don Folci: “È il Comandamento di Gesù ‘amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi!’, che si impone nella sua vita diventando sorgente e fine dell’intera Opera.”
Questo Amore, che Don Folci aveva sperimentato nelle trincee della Grande Guerra e nei campi di prigionia di Celle-lager, non era un sentimento umano, ma un Amore veramente divino, capace di donarsi totalmente e gratuitamente, desideroso solo di glorificare Dio e salvare le anime.
Il Divin Prigioniero: Cristo Eucaristico
L’intuizione più profonda di Don Folci fu quella di riconoscere in Gesù Eucaristico il “Divin Prigioniero” del tabernacolo. Come scriveva dal campo di Celle-lager: “unico aiuto sicuro all’anima, stretta da tanta prova, è il Tabernacolo della nostra povera cappellina dove sta chiuso per infinito amore a noi l’Eccellentissimo Prigioniero Eucaristico Cristo Gesù.”
Questa visione eucaristica permea tutta l’Opera:
- Il Santuario dedicato al Divin Prigioniero come luogo di memoria e preghiera
- La formazione sacerdotale centrata sull’adorazione eucaristica
- La vita delle Ancelle vissuta in contemplazione del Mistero eucaristico
Un Carisma Sempre Attuale
Nel centenario dell’Opera (1926-2026), il messaggio di Don Folci risuona con rinnovata attualità. In un mondo spesso dominato dall’indifferenza e dall’egoismo, l’invito a “fare tutto per Amore” rappresenta una sfida profetica.
Come ricordava il Padre: “Il cristiano è colui che è presenza di Dio nel mondo”. In un’epoca segnata da conflitti e divisioni, il compito dell’uomo e della donna cristiani rimane quello di amare incondizionatamente.
Il Santuario: Memoria Vivente
Il Santuario di Valle di Colorina, voluto da Don Folci come memoria dei caduti e prigionieri di guerra, continua a essere un faro di speranza. Le sue mura, decorate con scene di prigionia biblica e storica, ricordano che la sofferenza, unita a quella di Cristo, diventa strumento di redenzione.
“I vivi pregano per i morti e i morti intercedono per i vivi” – questo il motto che sintetizza la comunione dei santi che si vive al Santuario.
L’Opera Oggi: Fedeltà al Carisma
Oggi l’Opera Divin Prigioniero continua la missione voluta dal Fondatore:
- Formazione sacerdotale attraverso i preseminari e l’accompagnamento vocazionale
- Sostegno ai sacerdoti nelle case di riposo di Loano e Santa Caterina Valfurva
- Preghiera e adorazione attraverso la vita contemplativa delle Ancelle
- Testimonianza laicale con il coinvolgimento di famiglie e giovani
Un Invito per Tutti
Nel celebrare questo centenario, l’Opera Divin Prigioniero rivolge a tutti – sacerdoti, consacrati e laici – l’invito del suo Fondatore: “Fate tutto per Amore!”.
Non si tratta di un semplice slogan, ma di una scelta di vita radicale che trova nel Divin Prigioniero del tabernacolo la sua sorgente e il suo modello. Come diceva Carlo Acutis, tanto amato dalla comunità di Santa Croce: “La tristezza è l’uomo con lo sguardo rivolto verso se stesso. La felicità è l’uomo con lo sguardo rivolto a Dio!”
Per approfondire la conoscenza di Don Giovanni Folci e dell’Opera Divin Prigioniero, è possibile richiedere materiale informativo scrivendo a: donfolci@operadivinprigioniero.it


